Di fronte all’avanzata sempre più rapida dell’intelligenza artificiale, Taylor Swift sceglie una strada netta: trasformare la propria identità in un bene giuridicamente protetto. L’artista ha infatti depositato negli Stati Uniti tre richieste di registrazione del marchio per tutelare ufficialmente sia la sua immagine sia la sua voce.
Si tratta di una mossa che va oltre la semplice difesa preventiva. Nel dettaglio, le richieste includono una fotografia iconica tratta dall’Eras Tour con Swift sul palco, chitarra rosa, e body iridescente, e due clip audio in cui si presenta con le frasi “Hey, it’s Taylor” e “Hey, it’s Taylor Swift”, già utilizzate su piattaforme come Spotify e Amazon Music durante la promozione del suo ultimo progetto discografico.
La decisione nasce in un contesto sempre più complesso. Negli ultimi anni, la cantante è stata più volte vittima di contenuti generati dall’IA: dalle immagini manipolate ai video falsi, fino a casi più controversi come messaggi politici costruiti artificialmente. Un fenomeno che non riguarda solo Swift, ma che evidenzia i rischi legati alla perdita di controllo sulla propria immagine pubblica.
Attraverso il diritto dei marchi, l’artista punta ora a ottenere uno strumento più efficace contro queste derive. Registrare elementi distintivi come voce e immagine permette infatti di intervenire non solo contro copie identiche, ma anche contro imitazioni “troppo simili”, ampliando il raggio d’azione legale.
Questa strategia si inserisce in una tendenza emergente: già Matthew McConaughey aveva adottato una soluzione simile, mentre in Italia il doppiatore Luca Ward ha recentemente registrato il marchio sonoro della propria voce. Segnali di un cambiamento profondo nel modo in cui artisti e professionisti cercano di difendere la propria identità.
Il caso di Taylor Swift segna però un punto di svolta: non solo per la portata globale della sua immagine, ma anche per ridefinire i confini stessi della proprietà intellettuale nell’era dell’intelligenza artificiale. In un mondo in cui bastano pochi secondi per clonare una voce o un volto, la tutela legale diventa parte integrante della creatività.
di Elisa Gardini
Foto janabeamerpr con licenza BY 2.0