Ripartire da casa non è mai solo una scelta logistica, ma un gesto simbolico. Annalisa lo sa bene e sceglie Genova per riaccendere il suo tour “Ma noi siamo fuoco”, inaugurando la seconda parte della tournée con uno show che tiene insieme spettacolo e identità.
Sul palco dello Stadium della Fiumara, davanti a migliaia di spettatori, l’artista costruisce un racconto visivo e sonoro che parte da un’immagine forte: una molotov lanciata sul ledwall, metafora di un’energia pronta a divampare. Da lì in poi, il concerto si sviluppa come un continuo alternarsi di tensione e intimità, con il rosso dominante nelle sequenze più esplosive e il blu a colorare i momenti più emotivi.
La dimensione live di Annalisa è ormai pienamente pop: coreografie curate, presenza scenica solida, controllo vocale impeccabile. Brani come “Amour”, “Sinceramente” e “Bellissima” accendono il pubblico, mentre pezzi più evocativi come “Il mondo prima di te” e “Tsunami” riportano al legame profondo con la sua terra.
Uno degli elementi più interessanti dello show è il gioco di rimandi musicali: in “Delusa” si avvertono echi dei The Prodigy, mentre “Emanuela” richiama le atmosfere di Giorgio Moroder. Non manca il dialogo con la storia della musica: Annalisa passa con naturalezza da “Sweet Dreams (Are Made of This)” degli Eurythmics a “Lacanzone di Marinella” di Fabrizio De André, in uno dei momenti più intensi della serata, eseguito al piano come omaggio alla sua Genova.
Lo spettacolo si muove costantemente tra sacro e profano: “Canzone estiva” viene messa in scena con un immaginario quasi religioso, mentre il pubblico risponde giocando con costumi e suggestioni. Non mancano momenti spettacolari e audaci: voli scenici, letti in fiamme, esplosioni elettroniche e immagini che trasformano Annalisa in una figura quasi iconica, a metà tra pop star e personaggio cinematografico.
Se alcune scelte visive sfiorano l’eccesso, è proprio la sua presenza a tenere insieme ogni elemento. Il concerto, lungo oltre due ore, si chiude con “Io sono”, sintesi perfetta di uno show stratificato che riesce nell’obiettivo più difficile: intrattenere senza perdere profondità.
di Elisa Gardini
Foto credit @radiostudiodelta