Robbie Williams ha ammesso di utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto nella scrittura, soprattutto per i contenuti pubblicati sui social. L’ex membro dei Take That ha spiegato di affidarsi alla tecnologia per correggere errori grammaticali e ortografici, riconoscendo con ironia i propri limiti in questo ambito.
“Inizio scrivendo da solo e poi passo tutto all’AI”, ha raccontato in un’intervista, sottolineando come nel tempo lo strumento abbia imparato a rispecchiare il suo stile. Un aiuto pratico, dunque, che gli permette di comunicare in modo più efficace con i fan, senza rinunciare alla spontaneità.
Ma se da un lato Williams abbraccia le nuove tecnologie, dall’altro continua a convivere con insicurezze profonde. Nonostante oltre trent’anni di carriera e successi globali – da Angels a Feel, fino a Rock DJ – il cantante ha confessato di temere ancora oggi che tutto possa crollare improvvisamente.
L’ansia da prestazione, in particolare, resta una costante. Anche durante i concerti, dove utilizza strumenti come l’autocue per sentirsi più sicuro, ammette di aver avuto momenti di blackout totale, dimenticando parole e melodie in diretta. Una pressione che, tra televisione live e grandi arene, non gli permette mai di rilassarsi completamente.
Williams descrive la sua carriera come un “equilibrio precario”, sempre a rischio: “Potrei sbagliare da un momento all’altro e mandare tutto all’aria”, ha detto con una punta di autoironia. Alla base di queste sensazioni c’è anche una forma di sindrome dell’impostore che lo porta a minimizzare i propri successi e a immaginarsi lontano dai riflettori, in una vita completamente diversa.
di Elisa Gardini
Foto Kevin Payravi con licenza BY-SA 4.0