Se siete andati al cinema a vedere “Michael”, vi sarete sicuramente chiesti se la voce che si sente nelle scene cantate del film sia quella del vero Michael Jackson o di Jaafar Jackson, suo nipote, scelto per interpretare il Re del Pop nel biopic che ha già incassato 278 milioni di dollari a livello mondiale (vale a dire 236 milioni di euro). La risposta è meno netta del previsto. Nel senso che il film, come raccontato dal music supervisor John Warhurst in diverse interviste, non si affida a un sola fonte, ma costruisce un ibrido complesso tra materiale d’archivio e interpretazione dal vivo.La base sonora delle performance mostrate nel film – di cui è uscita anche la colonna sonora – deriva in gran parte dagli archivi ufficiali messi a disposizione dalla Michael Jackson Estate: multitracce originali, registrazioni di studio e materiali storici che hanno permesso a chi ha lavorato sull’audio di “Michael” di isolare la voce del Re del Pop e di rielaborarla, in un modo o nell’altro, in chiave cinematografica. Me multitracce originali, per chi se lo stesse chiedendo, sono le registrazioni separate della voce e degli strumenti, utilizzate in studio al momento della creazione dei brani. Questo materiale permette ai tecnici del suono di isolare la voce di Michael in modo estremamente pulito, senza la base musicale completa, e di reinserirla in un nuovo contesto sonoro: è proprio questa operazione a dare agli spettatori la sensazione di una voce più “vicina”, intensa e presente rispetto alle versioni discografiche conosciute. A questo si aggiungono, in alcuni casi, registrazioni live provenienti da esibizioni reali o special televisivi, rimasterizzate e adattate alla scena. Il risultato è una voce che conserva l’autenticità delle registrazioni originali ma viene “ricostruita” per funzionare nel linguaggio del cinema.