«La gente vedeva la leader Francesca e diceva “ma lui che fa?”. Avevo fatto passi indietro al punto che mi sentivo il ghost writer di una coppia. Sento che si è liberato spazio per riappropriarmi delle mie visioni del mondo».
Lo dice Fausto Lama in un’intervista al Corriere della Sera in occasione della pubblicazione del primo singolo solista dopo la fine dei Coma Cose. Si intitola A tanto così ed esprime, scrive il musicista in un comunicato stampa, «come mi sento da sempre: mai abbastanza giusto per gli standard, mai abbastanza sociale, mai abbastanza a mio agio nell’accettare i miei limiti. E mentre lo penso e lo scrivo, se ne va questo strano anno vissuto in apnea… fino a perdermi, ma fortunatamente anche fino a ritrovarmi».
La canzone parla anche di una persona che ha “fatto le scuole di calci nel cuore”. È California (Francesca Mesiano), ex nella vita e nel gruppo? «Certo che è lei», dice il musicista (vero nome Fausto Zanardelli) al Corriere. «Parte tutto dalla sincerità e dall’esigenza di non nascondersi: mi sento un cantautore e quindi parlo del mio vissuto. Lasciare quel tema in sospeso sarebbe stato una sconfitta da autore. Questa canzone risponde all’esigenza di dirmi che esisto. E mi aiuta anche a dissacrare le derive gossip. Parlo attraverso la musica e non rispondendo ai commenti e a quello che leggo. È il mio modo per dire “ciao come va?”».
A proposito della fine del gruppo, Fausto Lama spiega che «il progetto era già collassato a livello creativo. Avevamo detto che Vita fusa, uscito dopo Sanremo 2025, sarebbe stato l’ultimo disco insieme. La cosa più importante era tutelare la coppia, chiudere fuori il mondo e dire basta al progetto artistico. Poi ci siamo resi conto che la musica era quello che ci teneva insieme e che il sentimento si era già assopito. Mischiare amore e musica è pericolosissimo. A un certo punto si fondono, una diventa il simulacro dell’altra e non sai più di cosa sei innamorato: di una canzone, di una proiezione».Com’è noto, sono stati annunciati e poi cancellati due concerti nei palazzetti di Milano e Roma a ottobre 2025. «Erano stati decisi come festa di chiusura del progetto quando ancora c’era serenità fra di noi. Poi sono mancate l’energia e la voglia di costruire un racconto: ci siamo tolti dai social, non c’era più compartecipazione. Abbiamo perso il traguardo nella testa e nel cuore e ci siamo persi. Quando ti lasci dopo un decennio, vieni travolto da così tante sensazioni che l’idea dei concerti finisce all’ultimo posto. Spiace per chi aveva comprato il biglietto, ma spero apprezzino la coerenza e la sincerità».