Il 24 settembre 1991 arrivava nei negozi Nevermind, il secondo album dei Nirvana. Quello che inizialmente doveva essere il disco capace di portare la band oltre i confini dell’underground americano finì per diventare uno degli album più importanti e influenti della storia del rock.
Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl, entrato nella formazione poco prima delle registrazioni, riuscirono a trovare un equilibrio particolare tra l’attitudine ruvida del punk, la potenza del grunge e melodie capaci di arrivare a un pubblico molto più vasto. Alla produzione c’era Butch Vig, che contribuì a dare alle canzoni un suono potente ma allo stesso tempo estremamente accessibile.
A cambiare tutto fu soprattutto Smells Like Teen Spirit. Il brano divenne rapidamente il simbolo di una nuova generazione e portò i Nirvana sulle radio, su MTV e nelle classifiche internazionali. Il successo di Nevermind superò ogni previsione: negli Stati Uniti l’album arrivò persino a scalzare Dangerous di Michael Jackson dalla vetta della classifica.
Il 1991 fu del resto un anno straordinario per la musica alternativa. Nello stesso periodo arrivarono album destinati a diventare fondamentali, da Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers a The Low End Theory degli A Tribe Called Quest, passando per Trompe le Monde dei Pixies.
Ma Nevermind ebbe un impatto particolare perché riuscì a trasformare il linguaggio del grunge in qualcosa di universale. Chitarre distorte, dinamiche esplosive e testi spesso inquieti convivevano con ritornelli immediati e melodie memorabili. Dietro il successo, però, rimaneva una band che non aveva necessariamente progettato di diventare il volto di una generazione. Cobain si trovò rapidamente al centro di un’attenzione mediatica che sarebbe diventata sempre più difficile da gestire, mentre i Nirvana passavano dai piccoli club ai grandi palcoscenici internazionali.
A 35 anni dalla sua pubblicazione, Nevermind continua così a rappresentare un punto di svolta: non soltanto il disco che rese famosi i Nirvana, ma uno degli album che contribuirono a spostare il rock alternativo dal margine al centro della cultura popolare.
Foto Marcus Grbac con licenza BY 2.0